Il mio blog su arte, antiquariato e design

Paolo Minoli e la disciplina del colore

Quando si ha davanti un lavoro di Paolo Minoli, la prima impressione è quella di una pittura molto semplice: forme geometriche, campiture nette, pochi elementi. In realtà, come spesso accade con l’astrazione più rigorosa, quella semplicità è solo apparente. Minoli ha lavorato per tutta la vita su un tema molto preciso: il comportamento del colore nello spazio. Non è un artista che usa il colore in modo istintivo o decorativo.Il suo lavoro nasce da una ricerca molto strutturata. Un artista formato tra arte e insegnamento Paolo Minoli nasce a Cantù nel 1942 e si forma all’Istituto Statale d’Arte della città, dove si diploma nel 1961. Qualche anno dopo tornerà nello stesso istituto come insegnante. In seguito insegnerà Cromatologia all’Accademia di Brera, disciplina che studia il colore e i suoi effetti percettivi. Questo dato aiuta a capire il suo lavoro. Molti artisti usano il colore per costruire immagini.Minoli, invece, lo studia quasi come un fenomeno. Un lavoro costruito su variazioni minime Guardando le sue opere si vede subito questo approccio. Le composizioni sono essenziali: moduli geometrici, superfici divise con precisione, pochi colori. Ma basta cambiare leggermente una tonalità o un rapporto tra le forme perché tutta l’immagine cambi equilibrio. Gran parte

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Prima della pausa estiva, un salto nella vecchia Chioggia di Brombo

L’estate si fa sentire in tutta la sua essenza, il caldo afoso accompagna le nostre giornate ormai da diverse settimane. Ma luglio è un mese in cui la maggior parte di noi è ancora al lavoro nonostante la fatica che si fa sentire.   Frutto dei miei sforzi estivi è una magica veduta di Angelo Brombo, famoso per i suoi dipinti a olio che raffigurano scorci di Venezia e Chioggia.  L’angolo “ciosoto” esprime al meglio quella che è l’essenza di Brombo. La sua pennellata rapida rende l’immediatezza del momento fuggevole. L’acqua del canale è resa con una miriade di colori che catturano i riflessi delle vele delle imbarcazioni e dei tipici edifici in stile veneziano.  La matericità del dipinto è un qualcosa che dal vivo salta all’occhio ed è come se il Brombo avesse terminato la sua opera giusto qualche attimo fa. È un quadro vivo che cattura l’occhio dell’osservatore che si muove senza sosta per cogliere la sinfonia dei gesti pittorici dell’artista.  Quello che mi ha colpito di questo dipinto è anche la calda luce rosata che investe tutto il dipinto e che è particolarmente evidente sulle candide facciate che si presentano sul canale adiacente. La stessa tenue tonalità

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Da “Incompresi” a Icone: Gli Oggetti di design Italiano che hanno avuto la loro rivincita

Il design italiano è universalmente riconosciuto come simbolo di creatività ed espressione di concetti estetici all’avanguardia. Tuttavia, non tutte le creazioni italiane sono state accolte con entusiasmo fin dal momento del loro debutto. Molti degli oggetti che oggi consideriamo capolavori del design non hanno avuto successo fin da subito, considerati troppo audaci, troppo lontani dalle convenzioni dell’epoca. È solo con il passare del tempo, con l’evolversi dei gusti e l’avvicendarsi delle tendenze, che questi oggetti hanno acquisito il valore che oggi tutti riconosciamo, trasformandosi in vere e proprie icone del design. Uno degli esempi più noti di oggetti di design che hanno avuto una storia inizialmente travagliata è sicuramente la Poltrona Sacco, progettata nel 1968 da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro. Questa poltrona, che colpisce fin da subito per il nome e la forma poco definita, fu inizialmente rifiutata dal pubblico e dalle case produttrici. Questo perché considerata troppo particolare, poco funzionale e distante dal concetto tradizionale di complemento d’arredo vero e proprio. Si tratta, in effetti, di una seduta senza struttura, che si modella sulla forma di chi la utilizza. Inizialmente, quindi, non è stata presa troppo sul serio perché sembrava più un giocattolo che una poltrona

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“The top of the city” di Giancarlo Impiglia

Dopo le due sculture raffiguranti i due innamorati prima di un incontro elegante nella città di New York, vi presento un’opera maestosa di Impiglia, composta da due imponenti pannelli di 3 x 2,3 metri, realizzata nel 1981. Dalle indagini che ho eseguito è probabilmente una delle opere di maggiori dimensioni eseguite dall’artista Giancarlo Impiglia. L’opera in questione si intitola “The Top of The City” e dal catalogo “The Art of Giancarlo Impiglia” in cui è inserita si evince che è stata commissionata dai Fortunoff, proprietari dell’elegante e raffinata boutique di goielleria Fortunoff, operante a New York dal 1922. I Fortunoff apprezzavano molto il talento di Impiglia infatti qualche anno prima gli avevano commissionato un grande murale per decorare la sede di una delle loro boutique. In riferimento a “The Top of The City” all’interno del catalogo possiamo sapere di più circa l’ideazione dell’opera. L’artista si era recato presso l’appartamento dei committenti e racconta di come fosse rimasto colpito dall’altezza dei soffiti e dall’ampiezza delle pareti. Il soppralluogo nella dimora dei Fortunoff lo portò subito ad immaginare un’ambientazione sontuosa, che ben si sposava con il lussuoso appartamento dei committenti, collocato in un palazzo sulla Fifth Avenue, il viale più famoso e prestigioso

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Le sculture di Giancarlo Impiglia

Da molti anni la mia attività è presente nel web con un sito internet e altre iniziative, che sono digrande aiuto per ottenere visibilità online.Tutto ciò mi da l’opportunità di conoscere persone interessanti e appassionate d’arte; in sostanzail web azzera le distanze e, con la stessa facilità, ti da la possibilità di interagire con i vicini di casa ocon persone che vivono oltre oceano.La storia che vorrei raccontarvi è un mix di tutto questo. Si tratta di un italiano che ha vissuto peroltre 40 anni in una metropoli statunitense e di un artista, nato a Roma nel 1940, che ha sceltoNew York come base della sua attività artistica.Qualche mese fa ho avuto la fortuna di conoscere questo importante imprenditore ed ho ascoltatocon attenzione la sua storia, fatta di sacrificio ed un pizzico di follia; una storia che ha premiato ilcoraggio di chi, catapultato in una metropoli con 20 milioni di abitanti, ha saputo cogliere le giusteopportunità e costruire una carriera imprenditoriale di successo; ma quello che mi ha colpito diquesta persona è la semplicità e l’umanità con cui si è confrontato con me.L’artista nato a Roma si chiama Giancarlo Impiglia e l’imprenditore italiano trasferitosi negli StatiUniti è stato un suo

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Khaled Al-Rahal

Oggi vi voglio presentare un artista che molto probabilmente non conoscete. Questo perché usciamo dai confini regionali e nazionali per approdare in Iraq.L’artista che andiamo a considerare oggi è Khaled Al-Rahal, nato nel 1926 in Iraq.Khaled Al-Rahal è stato un talentuoso pittore e scultore, massimo esponente del movimento dell’arte contemporanea iracheno ed è noto soprattutto per i diversi monumenti che ha realizzato a Baghdad nella metà degli anni ’80.Il riferimento alla propria terra è evidente e viscerale in tutte le sue opere. Questo perché principale fonte di ispirazione e di formazione dell’artista sono proprio le strade e i paesaggi della sua città natale.Khaled Al-Rahal è un grande osservatore della sua terra e dei manufatti realizzati dai grandi popoli del passato come gli abitanti della Mesopotamia.Nonostante l’importanza del riferimento nella sua arte, anche la produzione europea ha la sua influenza. Entra in contatto per la prima volta con l’arte occidentale ancora ragazzo, quando un gruppo di artisti vicini all’arte astratta, durante la guerra anglo-irachena, si trova a Bagdad e ha modo di introdurre l’arte europea in Iraq.È così che si sviluppa il personalissimo stile di Khaled Al-Rahal, creando un’integrazione tra la tradizione più antica del suo paese con l’arte contemporanea e

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