“Ribelli di Ca’ Pesaro”

Ho sempre ammirato quegli artisti che hanno saputo, con coraggio, distaccarsi dagli schemi accademici per seguire quello che era il loro istinto artistico dirompente. L’arte ha modo di evolversi proprio grazie agli artisti più audaci e temerari.

Nei primissimi anni del ‘900, a Venezia, un piccolo gruppo di artisti decide di cambiare linguaggio artistico e di iniziare una loro personale rivoluzione. Abbandonano gli studi accademici e si distaccano da quelli che erano i dettami imposti della Biennale di Venezia.

Sto parlando dei cosiddetti “Ribelli di Ca’ Pesaro”, un’unione di artisti che, nonostante la medesima volontà innovatrice, non possono essere considerati un movimento in senso stretto, in quanto non hanno mai avuto un comune fine programmatico.  Ciò che li accomuna è però senz’altro il desiderio di contestare con la propria produzione artistica l’arte tradizionale e creare al contempo un rinnovamento nel linguaggio artistico dell’Italia del primo Novecento.

Il gruppo di artisti è particolarmente eterogeneo, ma tutti hanno modo di confrontarsi con le avanguardie europee in atto proprio in quei primi anni del Novecento come l’espressionismo, il cubismo, il futurismo. Hanno allo stesso tempo modo di entrare in relazione con la secessione di Vienna e di Monaco di Baviera.

Questi “ribelli” trovano ospitalità proprio a Ca’ Pesaro, dove vengono predisposti degli studi dedicati a giovani artisti e dal 1908 vengono organizzate delle esposizioni a loro riservate. Questo periodo di fermento dura fino al 1919 sotto l’illuminata direzione del giovane Nino Barbantini, che persegue l’obiettivo di trasformare Ca’ Pesaro in luogo aperto e ospitale nei confronti delle nuove tendenze artistiche dei giovani artisti italiani. 

Gino Rossi, Barche Blu, fonte immagine: MUVE

 

I “ribelli” si impegnano per rinnovare quella che è la pittura locale, incentrando la loro produzione su quelli che sono i soggetti e i paesaggi della laguna veneta.

 

Umberto Moggioli

 

Umberto Moggioli, Autoritratto, fonte immagine: Wikipedia

 

Tra gli artisti “ribelli”che ho sempre seguito con grande interesse c’è Umberto Moggioli . Moggioli, di origine trentina, si avvicina alla creazione artistica fin dall’adolescenza, dedicandosi alla pittura “en plein air” del paesaggio della sua città natale.

Grazie al suo talento si guadagna l’attenzione dei pittori Eugenio Prati e Bartolomeo Bezzi, che lo raccomandano affinché possa ricevere una borsa di studio che nel 1904 lo porta proprio a Venezia, dove diventa allievo di Ettore Tito, Augusto Sezanne e Guglielmo Ciardi.

Ma ciò che lo ispira e influenza maggiormente nella sua produzione artistica sono l’atmosfera e il paesaggio di Venezia.

Dopo diversi viaggi, a partire dal 1911, Moggioli si trasferisce definitivamente a Burano, in una casa con affaccio sulla laguna, di fronte all’isola di Mazzorbo. Diventa un cosiddetto pittore “buranello” come lo sono anche altri protagonisti della rivoluzione di Ca’ Pesaro: Gino Rossi e Pio Semeghini.

Pio Semeghini, Casa incantata, fonte immagine: MUVE

 

Burano è il luogo prediletto per questi artisti, affascinati dal soave paesaggio lagunare sospeso tra cielo e acqua, che amano ritrarre dal vero “en plein air” come erano soliti fare anche gli impressionisti.

Moggioli è colpito dalle suggestioni atmosferiche così come dalla vita quotidiana degli abitanti dell’isola. I quadri che realizza sono un mix perfetto tra naturalismo e un simbolismo assolutamente colto.

Nei dipinti di Moggioli sono raffigurati per la maggiore paesaggi lagunari, spesso onirici, in cui vi è un’esaltazione del colore e l’abbandono di un accademismo vezzoso, che caratterizzava molta dell’arte tradizionale prodotta nei primi anni del Novecento, che lascia spazio a una nuova stimolante freschezza stilistica.

 

Umberto Moggioli, Il ponte verde, fonte immagine: Wikipedia

 

Umberto Moggioli, Primavera a Treporti, fonte immagine: veneziatoday