Oggi vi parlo di nuovo di Fratel Venzo, all’anagrafe Mario Venzo, pittore nato a Rossano Veneto nel 1900.
Ho avuto il piacere di trattare le sue prime opere circa 20 anni fa e con l’occasione ho potuto approfondire la sua conoscenza, sia sotto il profilo artistico che umano.

La vicenda artistica di Fratel Venzo ha dell’incredibile.
Per raccontarvi in breve il suo percorso, dopo l’Accademia di Venezia a 25 anni va a Parigi, dove conosce e lavora con i maggiori artisti presenti nella capitale francese, tra cui De Pisis e De Chirico.

Nel ‘40, a causa della guerra e di un sua crisi personale, fa ritorno in Italia.

Dopo poco, nel 1942 a seguito di una sua richiesta viene ammesso, con il nome di Fratel Venzo, nel monastero dei Gesuiti. Successivamente, intorno agli anni 60, si trasferisce a Gallarate dove trova finalmente le condizioni ideali per sviluppare la sua pittura.

Fratel Venzo si ritiene un uomo buono ma violento, una violenza che si manifesta unicamente sulla sua tavolozza , nella quale domina la potenza del segno e del colore.
Dalle sue opere percepiamo anche la sua vita vissuta da bohémien a Parigi, per poi passare subito dopo in una sorta di clausura nei monasteri italiani.

Vi allego una delle mie opere preferite, una tecnica mista su tavola, raffigurante un paesaggio, che misura cm 30x40.

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