Il mio blog su arte, antiquariato e design

NFT & Blockchain nel mercato dell’arte
Spesso vi ho parlato di quelli che sono i meccanismi non di rado complessi e articolati che troviamo nell’ambito del mercato dell’arte. Solitamente il mercato dell’arte riguarda la compravendita di opere che hanno una loro concretezza fisica tangibile. Allo stesso modo è possibile constatare come la componente “digitale” stia diventando qualcosa di imprescindibile in ogni ambito della nostra vita. Ed è così che la smaterializzazione ha conquistato anche il mondo dell’arte e i suoi protagonisti. Tramite la realizzazione di opere che hanno impiegato mezzi nati grazie allo sviluppo di queste tecnologie informatizzate – ne è un esempio la computer art – le opere si trasformano un’entità astratta, per quanto digitalmente concreta ed esistente. Negli ultimi anni si sente spesso parlare di NFT, ma non tutti sanno in maniera chiara di che cosa di tratta. NFT è l’acronimo di Non-Fungible Token (che tradotto in italiano significa “gettone non riproducibile”) e sono particolari token digitali – generatore di codici numerici che funziona sulla base di un algoritmo solitamente impiegato per le autenticazioni degli utenti in ambito soprattutto bancario – che hanno il valore di un certificato di autenticità digitale. Questo certificato di autenticità si serve della tecnologia blockchain – in italiano catena di

Arco K di Flos. Una rinascita
La lampada Arco di Flos è un leggendario esempio di design italiano ed è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Questa lampada viene ideata nel 1962 per mano di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, nello stesso anno in cui anche l’azienda di arredamento e illuminazione Flos nasce.Questa lampada è talmente emblematica che ha anche una sua pagina Wikipedia, essendo probabilmente la lampada di design più famosa al mondo, ma per ovvie ragioni non la più diffusa. È una lampada che ha avuto modo di arredare diversi contesti abitativi, ma non sempre è stata installata secondo quello che è stato il principio originario che ha portato alla sua ideazione. Infatti, la lampada nella mente dei progettisti nasce per proiettare luce su un tavolo, eliminando l’annoso problema dell’attacco delle lampade a sospensione.La forma e i materiali scelti contribuiscono all’iconicità della lampada. Interessante pensare come all’inizio, nella mente dei designer, ci fosse l’idea di usare il cemento per base. Alla fine si optò per il marmo, sicuramente più raffinato. Impiegando un altro materiale, l’aspetto sarebbe stato totalmente differente.Recentemente anche io ho avuto in galleria la lampada da terra Castiglioni e mi ricordo ancora l’imponenza e il peso di questo oggetto. Infatti il

L’incredibile disavventura delle serigrafie di Warhol
Gli anni Sessanta sono stati un decennio di grande fermento per l’arte e non solo. Una delle tendenze artistiche che stavano avendo grande diffusione erano la performance e l’happening, pratiche dinamiche e presso imprevedibili che si sviluppavano a partire dall’estro creativo di artisti spesso “sopra le righe”. Anche Andy Warhol suo malgrado si è trovato protagonista di un gesto performativo ad opera dell’artista Dorothy Podber. Era una tranquilla giornata del 1964 quando l’artista irruppe nello studio newyorkese di Warhol con intenzioni non del tutto chiare a prima vista. Podber aveva la fama di essere una “ragazza selvaggia”, ma Warhol mai avrebbe pensato all’epilogo che si sarebbe verificato di lì a poco, causato da un “fraintendimento linguistico”. Quattro grandi tele raffiguranti Marylin Monroe erano appoggiate contro il muro, impilate, e attirarono subito l’attenzione dell’ospite del pittore Warhol. Tant’è che chiese se potesse “shoot them”, che in inglese significa sia “fotografare loro” che “sparare loro”. L’artista pop, ovviamente, interpretò questa richiesta pensando che Dorothy volesse semplicemente fotografare le sue opere. Ma così non fu. Infatti, la performer estrasse dalla sua borsetta una pistola e mirò prima a Andy Warhol e in seguito alle serigrafie. Poi fece fuoco, sparando all’altezza della fronte di Marilyn

Le logiche del mercato dell’arte: Leonardo VS Warhol
I meccanismi del mercato dell’arte sono spesso difficili da decifrare e seguono logiche che possono risultarci astruse. Le opere antiche e quelle realizzate fino al 1600, hanno spesso un valore inestimabile e vengono quotate moltissimo, arrivando ad essere battute all’asta a diversi milioni di euro. Il valore di queste opere è comprovato dalla loro qualità tecnica ed estetica e spesso sono il frutto del lavoro di artisti che hanno fatto la storia dell’arte. Voglio farvi l’esempio del Salvator Mundi di Leonardo che nel 2017 è stato venduto da Christie’s, nel novembre del 2017 al costo di 450,3 milioni di dollari, inclusi i diritti d’asta. Questa opera ha battuto ogni record, diventando l’opera d’arte più costosa mai venduta all’asta. Il prezzo è esorbitante, ma considerando la figura di Leonardo e la sua rilevanza per quanto riguarda l’arte, questa somma ci sembra del tutto ragionevole e legittima. Ma cosa succede quando sono opere del XX secolo ad essere battute all’asta per diverse decine di migliaia di euro/dollari? Siamo sempre così convinti che il prezzo sia legittimo? Recentemente, un’iconica serigrafia di Marilyn Monroe realizzata da Andy Warhol è stata battuta da Christie’s per 195 milioni di dollari. Questa è la cifra più alta mai pagata in un’asta per un’opera d’arte del XX secolo. Un altro record battuto, insomma. Ma a più di qualcuno questo risultato può

Il collezionismo. Un mondo multisfaccettato
Il “lavoro” – o, meglio, la passione – del collezionista d’arte non è mai stata cosa semplice. I collezionisti d’arte difficilmente ammettono che alla base del loro interesse vi siano anche fini speculativi, e non solo il desiderio di inserire nella loro collezione un oggetto di loro gradimento. Posso condividere questa modalità, ma va anche detto che, partendo dal concetto che a nessuno piace spendere in maniera non oculata le proprie risorse, il collezionista tende a monitorare costantemente il trend dei propri investimenti in arte. Quindi, oltre al piacere personale nel possedere un’opera d’arte, un aspetto di grande rilievo per il collezionista è essere al corrente degli andamenti economici di questi suoi manufatti artistici e alla stesso tempo di quelli che sarebbe interessato ad acquisire. Tralasciando in questo frangente l’arte più strettamente contemporanea – basata sugli artisti viventi – caratterizzata spesso da un andamento schizofrenico, nell’arte del ‘900 (e ancora di più nell’arte antica) i grafici sono più lineari e i tempi di attesa per riscontrare significative variazioni di prezzo possono essere dilatati fino ai 10 anni. Tuttavia, Possiamo dire che, come nel gioco in borsa, l’andamento economico dei beni legati all’ambiente artistico è difficilmente prevedibile.È allo stesso tempo importante

La nascita del vedutismo veneziano
Il vedutismo veneziano è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Il vedutismo è un genere pittorico che rappresenta vedute realizzate rispettando le regole prospettiche. Il vedutismo veneziano ha per soggetto i diversi scorci di grande fascino della città lagunare.Ufficialmente il vedutismo veneziano nasce nel XVIII con il famosissimo pittore Canaletto, tuttavia già ben prima di quel momento si possono ravvisare esempi che portano a quello che poi sarà conosciuta e apprezzata da tutti come pittura vedutista. Vedutisti A questo proposito è interessante considerare quello che è stato il lavoro di grandi pittori veneti come Gentile Bellini e Vittore Carpaccio. Nelle loro opere si stagliano gli edifici più caratteristici di Venezia, spazio scenico, reso con grande esattezza, in cui si inseriscono gli eventi che animano la città. Ancora non è possibile parlare di vedutismo veneziano vero e proprio perché la rappresentazione della città era è esclusivamente lo scenario che fornisce l’ambientazione agli episodi raccontati dall’artista. Il vedutismo in arte si sviluppa nel corso della seconda metà del XVII in Olanda, incentrandosi sulla raffigurazione di scorci architettonici e scene di città.Il collegamento tra la produzione olandese e l’Italia è Gaspar Van Wittel, conosciuto in Italia anche con il nome di Gaspare