Ennio Morlotti

Ennio Morlotti può essere annoverato tra i grandi artisti che hanno fatto la storia della pittura del secondo Novecento italiano.
Nasce in una famiglia umile e passa la sua infanzia in collegio studiando con grande diligenza.
Appena tredicenne viene impiegato in un oleificio come contabile e fino alla metà degli anni 30 lavora in un colorificio e poi in fabbrica.

Ma la sua passione per l’arte era latente e nonostante i lavori umili che svolgeva, studiò con passione l’arte da autodidatta, sia quella antica che quella contemporanea.
La grande passione che lo alimentava lo portò a conseguire il diploma di maturità presso il liceo artistico di Brera.

La vocazione artistica lo portò,  poi,  a decidere di lasciare il lavoro presso la fabbrica per spostarsi a Firenze, dove ebbe modo di rapportarsi da vicino, e studiare con passione, le opere del glorioso passato dell’arte italiana. Allo stesso tempo, Ennio Morlotti da anche una valenza pratica al suo interesse artistico, decidendo di iscriversi all’Accademia di Belle Arti della città.

Morlotti pittore inizia a partecipare a dei concorsi di pittura e i primi riconoscimenti non tardano ad arrivare. Grazie a questi primi successi, riesce anche ad andare a Parigi, dove finalmente ha modo di vedere le opere originali di artisti come Picasso e Cézanne.

Gli anni Quaranta sono molto importanti per l’ascesa artistica di Morlotti. Sono, infatti, questi gli anni in cui il pittore ha modo di diventare parte integrante dell’ambiente culturale milanese grazie alla sua partecipazione al Gruppo Corrente. Insieme al gruppo firma il Manifesto del realismo di pittori e scultori (oltre Guernica). In Italia, in quel momento storico, è il realismo a farla da padrone, ma gli artisti del gruppo milanese decidono di prodigarsi per individuare un valido compromesso che non definisca il realismo solo come naturalismo, verismo o espressionismo. Per loro il realismo deve definire anche l’ espressione libera di un potenziale creativo.
Quello che si viene a delineare è un’arte informale, arte che vedrà, a partire dagli anni Cinquanta, in prima linea Morlotti stesso.

Il gesto la fa da padrone e il colore viene steso con veemenza sulla tela, spesso anche in maniera apparentemente casuale. Quello che spinge la pratica di Morlotti è la volontà di realizzare opere in cui sia evidente la potenza espressiva della sua pittura.
Nel corso del secondo dopoguerra, a livello internazionale, si erano sviluppate diverse tipologie di informale; l’informale italiano e quello di Morlotti in particolare non abbandona del tutto il figurativismo che rimane una presente labile, ma tangibile, all’interno delle opere.

Il passaggio alla Biennale di Venezia segna il riconoscimento ufficiale dell’artista e della sua nuova arte informale e materica.
Morlotti pittore si prodiga per riuscire a svelare l’aspetto più intimo della realtà andando oltre la mera apparenza prediligendo soggetti naturalistici e paesaggi.
In una fase più matura, Ennio Morlotti opera recuperando un figurativismo più tangibile e nel corso degli anni Ottanta si ispira nuovamente a un artista che aveva amato tanto in gioventù, Cézanne, dando forma alla sua ultima serie significativa dedicata alle Bagnanti.

Immagine: Ulivi a Bordighera, 1989, pastello a olio su carta, 31×32,7 cm. Fonte immagine: http://www.arte.it

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